Svegliatevi, dormienti

MITO_DE_LA_CAVERNA

Tutto comincia con Platone e il suo Mito della Caverna, probabilmente il mito fondante del pensiero occidentale. Il filosofo ci racconta di un gruppo di prigionieri legati in una grotta, che osservano le ombre e ascoltano gli echi che provengono loro dall’esterno e si illudono che siano l’apparizione di oggetti e di suoni realmente presenti. Immersi in questo cinematografo ante-litteram, i prigionieri non sono forse dei dormienti che sognano e, intrappolati nelle fantasmagorie del sogno, lo scambiano per la realtà? Sappiamo come il mito si conclude. Uno dei prigionieri viene liberato. Come un uomo che al mattino si risveglia percepisce il sole e poi il nitido profilo delle cose delinearsi nella luce. Ritorna nella caverna, per ridestare i propri compagni dalla loro finzione, ma essi non gli credono e lo mettono a morte. Triste destino del filosofo, deriso e ucciso come Socrate per aver voluto additare la verità dietro il cangiante e multicolore velo di Maya delle apparenze.

WangYangming_QuietSitting

2000 anni dopo all’altro capo del mondo, il filosofo Wang Yangming osserva con strazio un mondo di ebbri dormienti. Il buddhismo, con la sua ricerca dell’illuminazione e del Risveglio ha depositato le sue tracce anche negli strati più profondi del pensiero confuciano. E ancora una volta, in una sua poesia, Wang descrive il tormento dell’uomo che solitario veglia ed è impotente a ridestare gli altri al vero: “L’intero mondo è sprofondato nel sonno/Ma il solitario – chi sarà? – per caso ancora sobrio/Grida ma non può smuovere gli altri/Che lo fissano con muto attonimento.”

Ten Portraits of Jews of the Twentieth Century 226: Franz Kafka

Il movimento di spola prosegue, un altro passo avanti di cinquecento anni, nuovamente in Occidente. Franz Kafka, ispirato da una raccolta di racconti fantastici cinesi, “I racconti straordinari dello studio Liao”, di un autore di poco posteriore a Wang, Pu Songling, scrive la propria notte, le proprie angosce, i propri incubi. Dentro i suoi racconti ci sono, trasfigurati, la burocrazia sterminata e senza senso dell’Impero Cinese come può apparire a un occidentale (“Durante la costruzione della muraglia cinese”) e la vana attesa di un uomo a cui è stato destinato un messaggio dell’Imperatore e non lo riceverà mai, perché troppo vasta e remota è la corte e troppo labirintica la città che lo separano da lui (“Il messaggio dell’imperatore”). Ma c’è anche questo breve e fulminante apologo, “Notte”:

“Di notte. Sprofondato nella notte. Essere sprofondato nella notte come talvolta si abbassa la testa per riflettere. Gli uomini intorno dormono. Una piccola commedia, una innocente illusione che dormano nelle case, nei letti solidi, sotto un tetto solido, stesi o rannicchiati su materassi entro lenzuola, sotto coperte; in realtà si sono trovati insieme, come a suo tempo e come più tardi in una regione deserta, accampati all’aperto, un numero incalcolabile d’uomini un esercito, un popolo sulla terra fredda, sotto un cielo freddo, coricati dove prima erano in piedi, la fronte contro il braccio, il viso contro il suolo, col respiro calmo. E tu sei sveglio, sei uno dei custodi, trovi il prossimo agitando il legno acceso nel mucchio di stipe accanto a te. Perché vegli? Uno deve vegliare, dicono. Uno deve esserci”.

Il risvegliato non cerca più di portare la verità del giorno ai suoi compagni. Li osserva quasi con tenerezza, finalmente fatti uguali oltre le epoche e i confini e le ideologie, sprofondati come sono nella loro inerte animalità, nei loro sogni inaccessibili. Il solitario veglia su di loro, porta il peso silenzioso del proprio incomprensibile destino. Testimoniare, gli occhi spalancati nella notte, questo è il compito che gli è stato affidato.

Painting-of-Lu-Xun-006

Dopo avere zigzagato nel tempo e nello spazio, la navetta del telaio ritorna in Cina. Qui è Lu Xun, il più grande scrittore dell’epoca moderna, che rovescia la veglia mite e sommessa di Kafka in uno straziante enigma. Intorno a lui la Cina imperiale crolla sotto il peso dell’imperialismo delle potenze straniere. Lui osserva il tramonto di un mondo, l’imbarbarirsi dell’umano, il furore delle vecchie ideologie che opprimono e “mangiano gli uomini”. Nel suo racconto “Diario di un pazzo” (1918) racconta di un uomo che scopre come tutti i suoi vicini si nutrano di carne umana. Il delirio di un paranoico o la realtà brutalmente rischiarata dal bagliore della follia?

E ancora torna ad affacciarsi il mito della caverna, stavolta trasformata in una camera di tortura, e il baluginio sottile di una speranza che non si sa se sia l’annuncio di un’alba che viene o l’ultimo fuoco del crepuscolo:

“Immagina una casa di ferro senza finestre, praticamente indistruttibile, con tanta gente addormentata sul punto di morire asfissiata. Tu sai che la morte li coglierà nel sonno e che quindi non conosceranno le pene dell’agonia. Ora, se tu, con le tue grida, svegli quelli dal sonno più leggero e se costringi questi sfortunati a soffrire il tormento di una morte inevitabile, credi di rendere loro un servigio? Eppure, se alcuni si svegliano, non puoi più dire che non ci sia alcuna speranza di distruggere la casa di ferro.”

 

 

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