La parabola di un amore

L’unico vero male della vita è il dolore di non poter essere tutte le cose. Eppure noi, il mondo, il corpo, siamo una cosa sola, una sola mente frantumata in mille schegge che vanno alla deriva. Il mondo è la nostra deriva, noi la deriva del mondo che precipita in caverne interiori, dentro pozze di sogni. Poi ci sono momenti, come quelli donati dall’amore, in cui ci risvegliamo e il nostro corpo è vasto come il mondo. Siamo onde verde spento che si increspano, ci infrangiamo contro gli argini, germogliamo petali bianchi, siamo calpestati, rivoltati, aperti, espirati. Siamo vasti e bui e infuocati di stelle morenti. Poi l’amore finisce e ci sorprendiamo a pensare che è già una grande vittoria sopravvivere nei limiti umani e saper amare noi stessi, e che il corpo è esausto e duole e vuole solo ritrarsi, chiudersi nelle valve del sogno, una volta ancora. La parabola di un amore in questa bella poesia di Mang Ke:

Torna in mente il passato
quando insieme seminavamo amore
allora la terra del tuo corpo ribolliva tutta
spesso io su di te
per te lasciavo cadere piogge primaverili
l’acqua piovana inumidiva la nostra felicità

Per quante notti i miei occhi ti hanno illuminata
superficie argentea la tua pelle
nemmeno il vento furioso che come un branco di lupi
ululava fuori dalla finestra
suscitava in noi timore
per quante notti mi hai fatto sentire il profumo di fiori del tuo corpo
mi hai fatto vedere
il fiore delle tue labbra sbocciare al chiaro di luna

Spesso mi sentivo come una barca
fluttuante sulla tua superficie
il dondolio della barca rompeva la tua calma
tu allora sollevavi onde
che si infrangevano sui fianchi della mia barca
circondato da fiori di schiuma marina
mi adagiavo come in un giardino sul tuo seno.

Ma quei giorni di gioia sono finiti in pezzi
ci siamo separati e riuniti, abbiamo avuto gioie e dolori
mi ricordo che allora
gli esseri umani non più persone
si comportavano da demoni
nata in terra tu cercavi il cielo
avevi una bocca ma non potevi parlare
avevi gli occhi ma non potevi vedere
avevi i piedi ma non potevi camminare
avevi sentimenti e potevi solo essere crudele
ogni giorno non possiamo che vivere concentrati nello sforzo
nonostante ciò, ci incontriamo di tanto in tanto
e riesco a capire le mille espressioni del tuo viso

[…]

Per una volta ti riempisti di germogli
per una volta di rami e foglie lussureggianti
per una volta ti copristi di foglie morte
poi un forte vento le ha spazzate via
la tua vita si innalza e si abbatte in grandi ondate
non ti trovi sulla cresta delle onde
piuttosto nel ventre delle onde,
ma tu sarai sempre il difensore più fedele di te stesso
e sarai sempre anche la persona che tu ami.

(Mang Ke, Il tempo senza tempo, 1987)