Shanghai, XXII secolo

Uno dei più bei film di fantascienza di sempre, Codice 46 di Michael Winterbottom, è stato girato nel quartiere Pudong di Shanghai, il distretto d’affari della metropoli, senza la necessità di effetti speciali o computer graphic. Visitare Pudong è come attraversare un varco temporale e fare una passeggiata nel ventiduesimo secolo. Pudong è dominata da tre torri vertiginose: Lo Shanghai World Financial Center, alto 492 metri, forma “a cavatappi” e un ascensore che in meno di un minuto ti trasporta al 100° piano, culmina in un corridoio d’osservazione di 55 metri da cui si possono guardare gli impervi e surreali scorci delle torri che lo circondano. La torre Jinmao, ispirata alle strutture architettoniche delle pagode, è il grattacielo di maggior valore estetico, ma più basso: 420 metri. Ancora in costruzione è invece la Shanghai Tower. Quando sarà completata, nel 2014, raggiungerà l’altezza di 632 metri e con i suoi 128 piani sarà il secondo grattacielo più alto del mondo, dopo l’inarrivabile Burj Khalifa di Dubai. La sua struttura a nove cilindri sovrapposti che si sviluppano con una sorta di torsione elicoidale è estremamente audace ma armoniosa. Le nove zone interne costituiranno poi dei moduli a sé stanti, ciascuna con giardini interni, ristoranti e centri commerciali. Ai piedi dei tre giganti si stende un fitto sottobosco di grattacieli dai vetri argentei o dorati, a forma di cristallo di quarzo sbalzato o costellati di colonne greche. Naturalmente c’è anche la Oriental Pearl TV Tower con il suo “treppiedi” e le due sfere rosacee molto ambite dai turisti come piattaforme d’osservazione. I grattacieli sono raggiungibili tramite una vasta passerella pedonale servita da scale mobili che consente ai visitatori (e questa settimana, grazie alla Festa nazionale del primo ottobre, il flusso era tale da impedire quasi di avanzare) di ammirare i profili delle torri e la luce del tramonto che si scheggia sulle loro superfici vitree. La passerella si inoltra anche serpeggiando negli immensi centri commerciali, e li collega con la stazione della metropolitana. Quattro stazioni più oltre è possibile raggiungere la stazione di partenza del Maglev, il treno a levitazione magnetica che corre a 430 km/h sulla sua monorotaia sopra la campagna, che recede piano piano di fronte ai cantieri insonni che avanzano, fino all’aeroporto internazionale. Le prospettive sovrumane e schiaccianti delle torri di Pudong si smorzano sul lungofiume, una passeggiata silenziosa, costellata di alberi e caffè all’aperto, che guarda sul Bund con i suoi palazzi e hotel art nouveau e le sue chiese retaggio delle concessioni straniere. Ogni tanto una carrozza con abiti di inizio novecento, è la scenografia di un fotografo di strada che promette di ritrarti in color seppia nello splendore raffinato e imperialista della Belle Époque. La folla che invade i meandri dei grattacieli e l’improvviso rallentamento del tempo lungo l’ansa del fiume rendono l’esperienza di Pudong diversa da quella di altre città che ci precedono nel futuro, come la Défense di Parigi con le sue spianate battute dal vento e il silenzio irreale delle torri che la fa sembrare una città abbandonata dall’uomo, una profezia di apocalisse.
20131003_10404920131003_105447

20131003_104245

20131003_121920

20131003_122800

20131003_104041

20131003_122808

20131003_125606

20131003_154939

20131003_125407

ivanpudong2

20131003_125711

ivanpudong1

Il Cielo nella città

Avevo promesso di parlarvi delle Guanghua Towers, simbolo dell’università Fudan. Si tratta dell’edificio più alto mai costruito all’interno di un campus universitario cinese. Non è solo l’altezza (104,5 metri) a renderle impressionanti, ma soprattutto l’imprevedibilità della loro apparizione. Quando si attraversano i vialetti alberati del Campus di Handan contornati dai loro piccoli e graziosi edifici a due o tre piani, si è immersi in una dimensione così raccolta da trascurare la sagoma delle torri che si intravede a frammenti nel mosaico delle fronde di ginko biloba. Poi i vialetti terminano improvvisamente sfociando nel largo respiro di un grande prato che col suo vuoto bilancia la possente e vertiginosa monumentalità dei due grattacieli gemelli. All’ingresso sui due lati una gradinata e un porticato neoclassico sembrano rendere le torri ancora più distanti e inaccessibili. La loro refrattarietà di sfingi le rende quasi eteree, incorporee.

20130910_105835      20130906_112551    20130906_114226

Shanghai è costellata di grattacieli. Mi sono chiesta che significato abbiano o possano avere al di là della loro funzionalità in una megalopoli di ventitré milioni di abitanti affamata di strutture e di spazio. L’architettura cinese, infatti, dato anche l’uso del legno come materiale di costruzione tende di solito ad essere di dimensioni contenute in altezza. La Città Proibita incuteva soggezione ai visitatori con la vastità degli spazi che racchiudeva e che era necessario attraversare per giungere al trono dell’Imperatore. I padiglioni e le sale a un piano non incombevano sull’osservatore, come i nostri castelli o le nostre torri, ma raggiungerli richiedeva un viaggio all’interno di spazi tanto vasti da riassumere in sé le quattro direzioni del mondo. Era l’esperienza di disorientamento del corpo in questo vuoto a creare una sorta di trascendenza orizzontale, che vissuta e percorsa era non meno impressionante della schiacciante verticalità (esperienza però puramente visiva) dei nostri palazzi e delle nostre cattedrali. L’architettura civile poi, era ancora meno evidente: gli edifici dovevano essere a un unico piano per non superare l’altezza dei tetti della Città imperiale. Anche in questo caso però la loro vera natura si rivelava solo a chi li percorreva: la vastità era ripiegata nella loro infinita labirintica struttura. Da noi in Occidente il grattacielo è, fondamentalmente un assalto al cielo, la sfida di Prometeo agli dei, o il sogno della torre di Babele finalmente realizzato. Ecco perché al principio la visione delle Guanghua Towers mi ha spiazzato: è concepibile per la cultura cinese questo antagonismo con il Cielo? Poi, visitando i 30 piani delle torri, occupati da aule, uffici e biblioteche, ho notato gli ampi spazi vuoti (con il tocco Art Nouveau delle scalinate, che qui a Shanghai, per la stratificazione culturale portata dalle Concessioni straniere, è onnipresente e, mentre in Europa veniva accantonato, qui è ancora conservato e trasmesso.)

20130906_115846        20130906_120453

Il vuoto caratterizza anche altri grattacieli come il Word Financial Center (492 m. Una curiosità: il buco a quanto pare doveva essere circolare, in Cina la forma simbolica del cielo, ma l’eccessiva somiglianza con la bandiera giapponese ha spinto gli architetti a ripiegare su questa forma “a cavatappi”).

wfc shanghai

Allora forse queste costruzioni custodiscono il Cielo senza minacciarlo, lo rendono sperimentabile. E sono eredi dell’unico edificio multipiano classicamente cinese, la pagoda. La pagoda deriva dallo stupa indiano, che rappresenta il corpo del Buddha in meditazione. I cinesi hanno aggiunto il simbolismo numerologico dei piani (solitamente in numero dispari, cioè yang) e la prodezza costruttiva nell’assemblare queste complesse strutture di travi incrociate e mensole a braccio solo ad incastro, senza neppure un chiodo. Lo stesso orgoglio che spinge oggi a costruire grattacieli in tempi record, usando ancora le stesse impalcature in bambù resistenti e flessibili che si sono usate per secoli. La torre Jin Mao (421 m) è stata concepita, con i suoi piani ruotati e sfasati proprio ad imitazione delle pagode.

jin mao               pagoda

E la futuristica Tomorrow Square, con la sua sfera gelosamente custodita dalle quattro punte, non ci ricorda forse che gli stupa in origine furono creati per conservare le perle scintillanti residuo della cremazione del corpo di Buddha?

20130908_162718     draghi

La perla, spesso contesa tra due draghi in posizione yin-yang è simbolo del Cielo, e dell’immortalità cercata dai taoisti. Anche la torre Taipei 101 di Taiwan contiene una sfera che ha la funzione di mantenere l’equilibrio della torre in caso di terremoti. E Shanghai ha la sua famosa Oriental Pearl Tower (468 m) illuminata di rosa, che punteggia il cielo come una stella (o una pillola celeste dell’immortalità) scesa ad abitare tra gli uomini.

Shanghai_oriental_pearl_tower

Nel 2014 sarà completato a Changsha il grattacielo più alto della Cina (838 m). Indovinate come si chiamerà? Sky City, in cinese 天空城市 (Tiankong chengshi), città del vuoto celeste.

SkyCityHorizon