Quando la Cina era lontanissima

Adesso che la Cina è vicinissima per me, quasi incombente in certi momenti d’ansia, mi diverte trovare nei libri scritti anche pochi decenni fa riferimenti alla Cina come il luogo remoto per antonomasia, irreale, irraggiungibile, strano. La Cina come l’impossibile dell’Occidente. Nei nuovi frammenti editi da poco del Libro dell’inquietudine di Pessoa, Bernardo Soares, contemplando dalla sua stanzetta di Lisbona la vita umana, più eterea e assurda dei sogni, si lamenta: “Voler morire a Pechino e non potere è una delle cose che mi pesano come l’idea di un cataclisma imminente”. Oggi il mite contabile Bernardo Soares potrebbe tranquillamente passeggiare non tra le viuzze di Lisbona, ma lungo gli anelli a dodici corsie di Pechino. Chissà se al suo sguardo di viandante si offrirebbe lo stesso turbamento, la stessa inafferrabilità della vita? O forse un’inquietudine del tutto nuova, mescolata all’impossibile desiderio di morire nella remotissima Lisbona? Ho pensato poi a un piccolo e delizioso romanzo, “Il mandarino” di José Maria Eça de Queirós (un altro portoghese, non a caso, popolo di mercanti e navigatori che per primo conobbe la Cina). Più del libro sono famosi l’episodio di “Ai confini della realtà” intitolato “Il pulsante” e il film “The box” del regista di Donnie Darko Richard Kelly che vi si sono ispirati. La storia è semplicissima e geniale al tempo stesso: un umile scrivano ministeriale riceve la visita di un uomo misterioso che gli offre un vecchio campanello. Se sceglierà di suonarlo, riceverà un’enorme quantità di denaro ma in Cina una persona morirà. Dilemma etico: “Agli estremi confini della Cina esiste un Mandarino più ricco di tutti i re di cui narrano la favola e la storia. Di lui non conosci nulla: né il nome, né il sembiante, né la seta di cui si veste. Perché tu possa ereditare i suoi immensi capitali, basta che suoni il campanello al tuo lato, su di un libro. Egli esalerà soltanto un sospiro, ai confini della Mongolia. Sarà allora un cadavere: e tu avrai ai tuoi piedi più oro di quanto possa sognarne la cupidigia di un avaro. Tu che mi leggi e sei un uomo mortale, suonerai il campanello?”. Nell’episodio televisivo e nel film è scomparso il riferimento alla Cina, ma ne è rimasto il concetto essenziale: ai protagonisti viene offerta una scatola con un pulsante e la possibilità di far morire “una persona che voi non conoscete”. La Cina era, e spesso continua a essere un continente di volti sconosciuti, che ci parla in una lingua indecifrabile. Quello di cui non ci possiamo più illudere, come invece faceva lo scrivano di Queirós, è che i loro destini non siano indissolubilmente legati ai nostri. E che anche loro ci guardino, con identica perplessità e identica incomprensione. E allora è diventato drammaticamente reale il finale dell’episodio di “Ai confini della realtà”. La coppia protagonista, dopo aver premuto il pulsante restituisce la scatola all’anonimo donatore. “E adesso che ne farete?” chiedono. “La darò a qualcun altro a cui farò la vostra stessa offerta”. “Di chi si tratta?” E l’uomo misterioso, con diabolico sorriso: “Qualcuno che non vi conosce”.

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